Altra vittoria casalinga, altro avversario battuto e rispedito a casa senza troppi affanni.
Superato il giro di boa del girone B di Serie B Nazionale, i valori in campo sembrano ormai piuttosto chiari.
Ci sono quattro squadre che, per qualità e continuità, appaiono nettamente superiori alle altre: Livorno, Virtus Roma, Caserta e LUISS, in rigoroso ordine di classifica. Un mezzo gradino più sotto troviamo Latina. Tutte le altre dovranno sgomitare per l’ultimo posto utile ai playoff e per i due pass che passano attraverso i play-in.
Eppure, se la classifica sorride, ciò che balza agli occhi di addetti ai lavori e tifosi è una sensazione di involuzione tecnico-tattica della squadra della Capitale.
Partita tra grandi proclami – e va detto, ancora pienamente in linea con gli obiettivi dichiarati – la Virtus Roma oggi mostra alcuni limiti evidenti. Ci sono giocatori che lottano per quaranta minuti ma faticano a esprimere con continuità il proprio talento; c’è un gioco offensivo spesso sterile, fatto di molto palleggio e di una costruzione che spesso fatica a produrre soluzioni efficaci. Si insiste in modo spasmodico sul gioco in post e sulle soluzioni alto-basso, scelte che sembrano risultare prevedibili e facilmente leggibili dalle difese avversarie.
Parliamoci chiaro: finora alla Virtus è stata riconosciuta soprattutto una grande dote, il talento del roster. Ed è stato proprio il talento a permettere alla squadra allenata da Marco Calvani di venire a capo di partite sporche e complicate come quelle di Casoria, Nocera o Faenza, trovando ogni volta la giocata decisiva di un uomo diverso.
Ma quando la giocata individuale non arriva, questa squadra riesce davvero a sopperire con il gioco corale?
La risposta, al momento, sembra essere negativa.
Il gruppo appare unito, compatto, coinvolto a 360° nel progetto romano. Ma può bastare questo per chiudere la stagione in modo trionfale? Secondo noi, no.
La mano del coach fatica a emergere con continuità: si dilapidano vantaggi in doppia cifra con scelte che lasciano più di una perplessità, non sempre si ricorre ai timeout per arginare le sfuriate avversarie (LUISS, Faenza e Imola insegnano), e la gestione delle rotazioni appare talvolta poco chiara.
C’è chi finisce nel mirino con reazioni eccessive a partita ormai indirizzata e chi viene panchinato dopo pochi errori o al secondo fallo. Una gestione che rischia di creare confusione e di riflettersi su giocatori, ambiente e pubblico, sempre più timoroso di un epilogo amaro.
La società intanto cresce e si struttura: la storia e il marchio sono stati acquisiti, le basi sono state poste. Ora però è il momento di concentrare l’attenzione anche sull’aspetto sportivo.
E la domanda che rimbalza tra tifosi e addetti ai lavori è sempre la stessa:
Marco Calvani è l’uomo giusto per portarci alla vittoria?
Saprà reggere la pressione di una piazza che chiede a gran voce la promozione?
Come sempre, sarà il campo a fornire le risposte.






