Virtus Roma, il tifoso non dimentica

Virtus Roma, il tifoso non dimentica

Oggi si gioca la finalina per il terzo posto in Serie A2, ma inevitabilmente l’attenzione di molti tifosi della Virtus Roma è ancora rivolta alla notizia che ha scosso l’ambiente nelle ultime ore: l’ingresso del gruppo americano The Bright Hotel, che avrebbe acquisito una quota di maggioranza relativa pari al 40% della società.

Una notizia importante, destinata a incidere sul futuro del club, ma che riporta inevitabilmente alla mente alcune dichiarazioni rilasciate dal presidente Massimiliano Pasqualini l’11 maggio 2026 ai microfoni di Radio Radio.

“Noi faremo una squadra che possa risalire il prossimo anno in Serie A1. Ti posso dire che in queste ore ci sarà l’ingresso di un socio in Virtus molto forte, un socio straniero.”

Parole nette, prive di interpretazioni. Non si parlava semplicemente di programmare o di gettare le basi per il futuro, ma di costruire una squadra in grado di tornare immediatamente in Serie A1.

Oggi conosciamo il nome del partner straniero e i numeri pubblici della realtà che entrerà nella compagine societaria sono consultabili da chiunque.

Allo stesso tempo, però, è altrettanto giusto ricordare quanto dichiarato poco più di un mese fa. Perché se l’obiettivo annunciato era quello di allestire una squadra da promozione in A1 subito il prossimo anno, allora la direzione dovrà essere coerente con quelle parole.

Mettiamo le mani avanti oggi, sperando sinceramente di doverci rimangiare tutto questa sera. Ma se le cose dovessero prendere una strada diversa, non si potrà raccontare ai tifosi che improvvisamente si riparte dalla Serie B come se nulla fosse, accompagnando il ridimensionamento con slogan, promesse future e rassicurazioni di circostanza.

La Virtus Roma viene da anni di sofferenza , delusioni e sacrifici chiesti alla propria gente. Per questo motivo i tifosi meritano chiarezza e sopratutto rispetto. Le aspettative non sono state create dai social o dall’entusiasmo della piazza, ma dalle parole pronunciate dal presidente in persona che ora dovrà far fede a quanto dichiarato per mesi e più volte.

Adesso, più che i comunicati, le parole e interviste conteranno i fatti.

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