Virtus Roma, i nodi tornano al pettine

Virtus Roma, i nodi tornano al pettine

Il giorno dopo è il momento delle riflessioni e delle analisi. Gara 1 ha lasciato una sensazione piuttosto chiara: la Gema Montecatini sembra essere una squadra più forte, guidata da un allenatore di livello superiore e soprattutto costruita meglio rispetto alla Virtus Roma.

La differenza più evidente continua ad essere quella sotto canestro. Come già accaduto a Rimini e in Coppa Italia, i limiti della Virtus nel reparto lunghi sono emersi in tutta la loro evidenza. Roma non ha un vero centro di ruolo, ma una serie di ali adattate a giocare vicino al ferro. Una situazione che rende ancora più difficile comprendere la scelta fatta a marzo di aggiungere Arrigoni, giocatore di appena 1,98 metri, ala per caratteristiche fisiche, di fatto l’ennesimo doppione di un roster già pieno di profili simili.

Montecatini, al contrario, è stata costruita con dei veri lunghi e la differenza di stazza, presenza e fisicità si è vista per tutta la partita.

Ma il problema forse più grave è un altro. A questa squadra manca un leader. Manca il giocatore a cui affidare il pallone quando pesa, l’uomo di personalità capace di prendersi la responsabilità di un tiro decisivo e trascinare i compagni nei momenti più complicati.

Due anni fa, con le dovute proporzioni nella stagione della promozione dalla B2, quel giocatore esisteva e si chiamava Gaston Whelan. Fu lui a cambiare il volto delle serie contro Porto Recanati e della finale contro Loreto, grazie a una leadership tecnica e caratteriale riconosciuta da tutto il gruppo.

Oggi quel giocatore non c’è. Majcunic, che avrebbe dovuto rappresentare il valore aggiunto della squadra, si è rivelato uno straniero da rotazione, per rendimento uno dei meno incisivi dell’intera categoria. Esce ormai regolarmente dalla panchina, gioca appena 14 minuti e non ha mostrato né il rendimento né la personalità necessari per incidere nelle partite che contano.

La serie non è ancora finita, ma le sensazioni non sono positive. Montecatini è stata avanti per oltre trenta minuti sui quaranta disponibili e ha dato costantemente l’impressione di avere il controllo della gara.

Anche i numeri iniziano a pesare. Da gennaio a oggi la Virtus ha perso tutti gli scontri diretti contro le squadre considerate favorite per la promozione: due volte contro Montecatini, una contro Livorno e una contro Caserta. Ancora più preoccupante il dato relativo alle trasferte, dove Roma non è mai riuscita a vincere uno scontro diretto, uscendo sconfitta da Livorno e Caserta e incassando due pesantissime battute d’arresto anche a San Vendemiano.

Mercoledì sarà una partita da dentro o fuori. Una sconfitta spalancherebbe le porte della finalina, una gara secca in campo neutro nella quale un’intera stagione si decide in appena quaranta minuti.

Proprio per questo la società dovrebbe già oggi iniziare a guardarsi intorno e valutare ogni possibile soluzione. Perché un terzo anno consecutivo di Serie B Nazionale, per di più in una stagione che assegna una promozione in meno rispetto al passato, rischierebbe di avere il sapore del game over definitivo per la Virtus Roma.

Una risposta

  1. Premesso che la sconfitta brucia e tanto, dire che Montecatini ha dominato è una affermazione da tifoso, ma non da esperto di basket; la partita è stata equilibrata lungo tutto l’arco di gioco e il finale sarebbe potuto essere diverso se non avessimo perso una palla importantissima prima della loro tripla finale che ha deciso l’incontro. Chi sa di basket sa benissimo che in queste partite tirate, una disattenzione in più può fare la differenza. Poi è chiaro che la partita ha mostrato i punti deboli della Virtus e i punti forti di Montecatini, su cui l’allenatore dovrà lavorare.

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