Roma e la Virtus: la Serie B non è più sostenibile

Roma e la Virtus: la Serie B non è più sostenibile

La partita di ieri sera a Pesaro ha messo completamente a nudo l’impossibilità, per una società come la Virtus Roma, di continuare a proporre il campionato di Serie B in una città come Roma.

Roma e la Virtus non possono essere trattate alla stregua di piccoli paesi o di realtà marginali, costrette a vivacchiare in uno stagno privo di passione, emozioni e pathos. Questo è oggi il campionato di Serie B: un torneo da 38 partite che, di fatto, si riduce a quattro veri scontri diretti, mentre il resto è una lunga e monotona traversata. Una miseria sportiva che non può più essere “venduta” a Roma.

Roma ha una storia. Roma è un palcoscenico da Serie A, ambito anche da investitori stranieri. La pallacanestro Virtus Roma è una società con 37 anni di Serie A alle spalle, un patrimonio sportivo e culturale che non può essere compresso o mortificato in una categoria che non entusiasma nessuno, neppure molte delle piccole realtà che oggi affollano questa roulette chiamata Serie B.

La palla ora passa alla società. Questo roster va rinforzato per scongiurare qualsiasi sorpresa nella tarda primavera, con playoff che, come sempre, si presentano estremamente imprevedibili.

Ma non basta. È necessario lavorare da subito a un piano B: un progetto che preveda l’acquisizione di una società di serie A2, operazione che non può essere improvvisata a metà luglio, perché non si tratta di acquistare un semplice titolo sportivo, ma un’intera struttura con tutti i suoi oneri.

Un terzo anno consecutivo di Serie B, anche alla luce dell’arrivo di investitori stranieri pronti a portare in estate una nuova Roma prima in Serie A e poi addirittura verso l’NBA, rischierebbe di produrre l’effetto opposto rispetto agli appelli del presidente Pasqualini: una migrazione generale di tifosi e di interesse che, di fatto, potrebbe segnare la fine della pallacanestro Virtus Roma.

Roma non può aspettare.

E la Virtus non può permettersi di restare ferma.

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