Prima di Ferrara, come stanno davvero le cose

Prima di Ferrara, come stanno davvero le cose

Si torna in campo a Ferrara dopo la partita di Livorno e la sensazione è che i problemi siano stati messi tutti a nudo.

Innanzitutto il primo posto ora è nelle mani di Livorno, con il doppio confronto a favore e un calendario complicato per Roma. A questo punto strapparlo al termine della stagione regolare sembra davvero difficile. Il secondo posto rischia di diventare un problema enorme: si potrebbe finire dalla parte di tabellone di Vigevano, apparsa un gradino sopra le altre, con un fattore campo tra i più importanti d’Italia non solo in Serie B, non a caso conosciuta come la Salonicco d’Italia.

La sensazione generale è che servirebbero aggiustamenti in corsa.

Il primo riguarda il coach Marco Calvani, apparso palesemente fuori contesto da ormai diversi mesi. Un gioco datato, difficile da proporre nel 2026, e domenica probabilmente si è raggiunto l’apice. Oltre ai gravi errori tecnici e tattici commessi, resta imperdonabile la lettura a 30 secondi dalla fine sul -3 con palla in mano: in una situazione del genere un allenatore entra in campo per chiamare un tiro da due in penetrazione e salvare lo scontro diretto. Invece nulla, lo sguardo verso la panchina e l’azione lasciata scorrere inerte. Un errore che può costare una stagione.

L’altro problema strutturale è il roster, che andrebbe sistemato per poter arrivare a fine stagione con le braccia alzate. Serve una guardia perché Ivan Majcunic è ormai bocciato: su 25 partite, 23 sono state completamente anonime e per uno straniero non è accettabile. La squadra gioca con uno dei ruoli cardine completamente scoperto.

Inoltre servirebbe un altro innesto, o tra i lunghi dove a Livorno si è palesata leggerezza sotto i ferri, oppure una seconda guardia se si decidesse di puntare su uno straniero in quel ruolo a completare il pacchetto.

Non è un caso che da Natale ad oggi sono stati giocati tre scontri diretti con squadre nelle prime sei in classifica ed il bilancio è di 3 sconfitte, un dato allarmante che dovrebbe far riflettere.

Tutti interventi che richiedono un extra budget notevole. E qui nasce l’errore che alimenta i malumori sulla famosa frase la “scalata sportiva”. La scalata dalla Serie B richiede investimenti enormi ed è probabilmente il campionato più complicato da vincere: 38 squadre, tre turni di playoff al meglio delle cinque gare.

Roseto ci ha messo cinque anni e ha speso cifre ingenti per riuscirci, arrivando in Legadue con problemi; Ruvo di Puglia sei stagioni di investimenti e poi salita anche lei in Legadue ma ora con enormi difficoltà ; Rieti è l’esempio più lampante: Pietropaoli, nonostante budget altissimi per la categoria, non è mai riuscito a salire sul campo e dopo due anni è stato costretto a comprarsi il titolo sportivo di Legadue. Da quando è salita, Rieti è sempre tra le prime otto della categoria.

Per questo ridurre tutto a una scalata sportiva è un errore che non fa che aumentare frustrazione e delusione nella piazza. La scalata sportiva potrebbe richiedere anni, tanti anni. Per la Virtus non c’è più tutto questo tempo, ma soprattutto non c’è più questa pazienza dopo cinque lunghissimi anni lontani da un basket vero. A maggio inoltre, come più volte detto, il basket a Roma potrebbe non essere più lo stesso e il tempo corre .

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