Terminata la prima serie playoff chiusa con un netto 3-0 e tre partite praticamente mai in discussione, ancora una volta il nome da cui ripartire è uno solo: Matteo Mecacci.
L’impatto del coach sulla Virtus Roma è stato devastante. Una squadra che oggi ha identità, gerarchie chiare, organizzazione offensiva, difensiva e soprattutto una solidità che nei momenti decisivi ha fatto tutta la differenza del mondo. Roma ha dato l’impressione di avere sempre il controllo della serie, senza mai lasciare realmente spazio ad Omegna.
Una prova di forza così, sinceramente, era difficile anche solo immaginarla poche settimane fa. Ed è inevitabilmente anche una piccola vittoria di chi aveva invocato a gran voce un cambio tecnico, mentre da casa qualcuno continuava a spiegare che non si poteva fare, aggrappandosi a ricordi ormai lontani del 2013.
Ma è anche una vittoria di Ivan Belletti, che in una situazione dove aveva soltanto da perdere ha avuto il coraggio di prendere una decisione forte e cambiare guida tecnica nel momento più delicato della stagione.
Adesso però il livello si alza ancora. In semifinale ci sarà San Vendemiano con un Andrea Tassinari in stato di grazia, e dall’altra parte un eventuale finale contro Gema o Latina rendono il quadro apertissimo e molto equilibrato.
C’è però un tema che forse da oggi va affrontato seriamente: il rinnovo di Matteo Mecacci. Perché allenatori capaci di incidere così tanto non restano liberi a lungo e il rischio che qualcuno possa anticipare le mosse esiste davvero.
La Virtus, come garantito dal presidente Pasqualini, il prossimo anno giocherà in Legadue. E forse proprio per questo è arrivato il momento di iniziare a costruire anche il futuro.






