In questi giorni sta facendo parecchio rumore la prestazione monstre di Alberto Conti ad Agrigento contro Casale Monferrato: 37 punti che certificano, se mai ce ne fosse bisogno, il dominio totale dell’ex Virtus in questa Serie B.
I numeri stagionali parlano chiaro e fanno impressione: 28 punti di media, quasi 4 rimbalzi e 3 assist a partita. Dati da leader assoluto, da giocatore chiaramente fuori categoria.
Ma proprio questi numeri aprono una riflessione più ampia, che va oltre la singola prestazione e coinvolge le ultime stagioni di Conti e, più in generale, il rendimento di diversi giocatori passati sotto la guida di Marco Calvani.
Lo scorso anno, a Roma, prima del suo arrivo, Conti viaggiava comunque attorno ai 20 punti di media, in una squadra piena di difficoltà e contraddizioni. Dopo il cambio in panchina, però, i suoi numeri – così come quelli di gran parte del roster – sono crollati: 14 punti di media ai playoff, fino a un epilogo che ha portato al divorzio a fine stagione senza particolari rimpianti da entrambe le parti.
Un dato che, col senno di poi, assume un peso ancora maggiore. Perché quanto accaduto allora sembra riflettersi anche in questa stagione su altri giocatori. Molti elementi passati sotto le mani di Calvani hanno visto una regressione evidente del loro rendimento.
Prendiamo Toscano, considerato da molti il miglior giocatore della Serie B dello scorso anno: dai 13 punti di media è passato agli appena 6 attuali. Viene coinvolto quasi esclusivamente con giochi in post, lasciato sotto canestro a fare sportellate come un “4” di vecchio stampo. Un utilizzo che non gli appartiene minimamente: Toscano è un giocatore completo, capace di fare tutto su un campo da basket. Un ridimensionamento difficile da spiegare solo con il contesto.
Lo stesso discorso vale per Leggio: un “4” moderno, con grande tiro da fuori, capace di stare in Legadue a Milano con 7 punti di media. Quest’anno, in una categoria inferiore, si ferma a 9 punti, ma soprattutto con un impiego che lascia parecchi dubbi: spesso utilizzato da centro puro, lontano dal perimetro, quando invece la sua qualità principale è proprio la pericolosità dall’arco.
E poi c’è Lenti, che lo scorso anno a Sant’Antimo veniva indicato da molti come il miglior centro della Serie B, con 15 punti di media. Oggi è sceso a 8.
Fino ad arrivare a Majcunic, che lo scorso anno alla Cibona Zagabria, in Lega ABA, produceva numeri sostanzialmente identici a quelli di oggi. La differenza? Allora era un campionato di livello internazionale, oggi parliamo della Serie B, terza serie nazionale italiana. Un paragone che inevitabilmente fa alzare più di un sopracciglio.
Mettendo insieme tutti questi dati – e si potrebbe parlare anche di Rodriguez pre e post Calvani, di Radunic confrontando le ultime stagioni, e di molti altri – emerge una sensazione piuttosto chiara: qualcosa nella guida tecnica non funziona. Perché non è normale assistere a una regressione così diffusa di giocatori di alto livello per la categoria.
Qualcuno obietterà con la solita, stucchevole frase: “ma è primo in classifica”. Vero. Ma bisogna saper leggere il campionato. È primo a pari punti con Livorno e Caserta, due squadre contro cui bisognerà andare a giocare in trasferta nel girone di ritorno, con altre due inseguitrici a soli quattro punti di distanza.
Dunque sì, la classifica dice primo posto. Ma le trasferte di Livorno e Caserta sono dietro l’angolo. E solo allora si capirà se questa direzione tecnica potrà davvero portare a fine stagione con lo stesso piazzamento… e soprattutto se a giugno ci saranno le braccia alzate, oppure se certi segnali andavano letti molto prima dalla società.






