I blackout della Virtus: un problema strutturale che parte dalla panchina

/
/
I blackout della Virtus: un problema strutturale che parte dalla panchina

I blackout della Virtus: un problema strutturale che parte dalla panchina

Ma cosa succede davvero nei blackout ormai tristemente noti della Virtus? Rivedendo con attenzione l’ultimo quarto dell’ultima gara emergono dinamiche difficili da spiegare e, soprattutto, da giustificare, con una gestione della partita da parte di coach Marco Calvani che lascia più di un interrogativo.

I numeri, come spesso accade, non mentono: nell’ultimo periodo la Virtus realizza un solo canestro su azione, accompagnato da quattro tiri liberi, peraltro decisivi per evitare un crollo ancora più clamoroso. Un bottino offensivo inaccettabile per una squadra che, fino a pochi minuti prima, stava letteralmente dominando l’incontro.

Emblematica la gestione dei time-out. Sul punteggio di 52-77, con un vantaggio apparentemente rassicurante, la panchina decide di fermare il gioco solo dopo aver completamente perso l’inerzia della partita, quando il margine si è già ridotto dal +25 al +12. Quello rimarrà, incredibilmente, l’unico time-out di tutto l’ultimo quarto.

Nel frattempo l’attacco si spegne del tutto: la squadra fatica a costruire tiri credibili, arriva addirittura a esaurire i 24 secondi con la palla in mano in due occasioni, e per cinque interminabili minuti il punteggio resta fermo a quota 79, mentre gli avversari ritrovano fiducia e ritmo.

Altro punto dolente la gestione degli uomini. Rodriguez, in evidente difficoltà fisica e mentale, resta in campo per otto minuti consecutivi nell’ultimo periodo, durante un parziale devastante di 24-2, senza che dalla panchina arrivi una contromossa efficace o un tentativo di cambiare l’inerzia.

Uno schema che non rappresenta un episodio isolato. Qualcosa di molto simile si era già visto a Imola: dal +14 si passa rapidamente al +6, con un solo time-out chiamato quando il vantaggio era già stato quasi dimezzato. Il quarto si chiude a +1, preludio al disastro del terzo periodo, aperto con un immediato -9. Anche in quel frangente, nessuna interruzione per fermare l’emorragia.

A peggiorare il quadro in quell’occasione, quintetti difficilmente spiegabili e il sovrautilizzo di Fokou, tenuto in campo per 14 minuti nonostante un rendimento ampiamente insufficiente. Un caso emblematico: Fokou è arrivato in estate su precisa richiesta di coach Calvani, nonostante il parere contrario del direttore sportivo Ivan Belletti e della società stessa . Una scelta fortemente voluta e difesa dall’allenatore, ma che oggi appare clamorosamente sbagliata, come dimostra il fatto che il giocatore sia finito ai margini, seduto in panchina nelle ultime due gare.

La sensazione, sempre più evidente, è che la Virtus stia pagando una gestione emotiva e tattica dei momenti chiave profondamente inadeguata. L’allenatore, che dovrebbe essere il primo a trasmettere calma, lucidità e controllo dalla panchina, appare invece spesso il primo a innervosirsi, perdendo serenità e finendo per trascinare nell’agitazione l’intero roster.

A questi livelli il talento è importante, ma saper leggere la partita, intervenire al momento giusto e proteggere la squadra nei momenti di difficoltà fa tutta la differenza tra una vittoria solida e un crollo inspiegabile.

E guardando avanti, il timore è concreto: a maggio, quando arriveranno le partite da dentro o fuori e gli avversari avranno un livello ben superiore alle pur modeste Jesi, Imola e Faenza, questi problemi strutturali rischiano di riemergere con violenza. Il pericolo è quello di buttare l’ennesima stagione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scorri tra le ultime news

Cerca tra gli articoli

Inserisci il termine di ricerca.