Davide Villa in pole per la panchina: ma chi cambia davvero alla Virtus?

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Davide Villa in pole per la panchina: ma chi cambia davvero alla Virtus?

Davide Villa in pole per la panchina: ma chi cambia davvero alla Virtus?

Il primo nome accostato alla panchina della Virtus Roma per la stagione 2026/2027 è quello di Davide Villa, reduce dalle ultime due stagioni a Treviglio e premiato come miglior allenatore della Serie B Nazionale 2024/2025 dopo aver chiuso la regular season al primo posto con la squadra lombarda.  

Un tecnico giovane, preparato e in costante crescita. Nel suo percorso c’è anche l’esperienza con l’Urania Milano, dove ha conquistato la promozione dalla Serie B all’A2 e, negli anni successivi, ha centrato più volte i playoff nella seconda serie nazionale. È un allenatore che ha dimostrato di saper valorizzare i giovani, costruire un’identità di gioco e dare una forte cultura di squadra ai propri gruppi.  

Resta però un interrogativo importante. Villa non ha mai allenato in una piazza dove la pressione del risultato è quotidiana. Milano, con l’Urania, e Treviglio sono realtà molto diverse da Roma, dove ogni sconfitta diventa un caso e l’obiettivo dichiarato è quello di vincere il campionato. È un profilo emergente, ma dovrà eventualmente dimostrare di saper reggere anche il peso di una piazza esigente.

Al di là del nome dell’allenatore, però, c’è un aspetto che continua a destare perplessità: la struttura societaria.

A oggi, infatti, tutto lascia pensare che si voglia ripartire senza cambiare realmente nulla. Il ruolo di direttore generale continua a rimanere vacante, con la gestione affidata ancora una volta a Saverio Zoffoli, senza che siano mai state spiegate le ragioni e i meriti  di questa scelta.

Anche sul fronte sportivo non sembrano esserci discontinuità. La costruzione della squadra resterebbe nelle mani di Ivan Belletti, nonostante negli ultimi due anni abbia praticamente sbagliato qualsiasi scelta.

Cambiare allenatore può rappresentare un nuovo inizio. Ma se l’organizzazione societaria resta la stessa, con gli stessi uomini e lo stesso modello gestionale, il rischio è che cambi il volto in panchina senza cambiare davvero la sostanza. 

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